La giornata che doveva essere di festa ma si rivelò tragica era cominciata la mattina di quel primo Maggio 1994 quando, in attesa dell’autobus, venni a sapere da un’infermiera che <quel ragazzo non ce l’ha fatta>, non lo sapevo, ero rimasto che Roland era ricoverato in ospedale dopo il brutto incidente.

Il mio primo gran premio a cui assistivo dal vivo cominciava già con l’amarezza che non è certo tipica del 17enne che ero.L’appuntamento era a San Lazzaro dove mi aspettava il compagno di scuola brasiliano Mauricio, per un anno in Italia perché al seguito di suo padre, fisico. Grande fan di Rubens che fortunatamente si era ripreso dopo il decollo di venerdì. Ci accomodammo nella tribuna della curva Tosa, che, da fan della Formula 1, sapevamo fosse un punto di vista eccezionale del circuito di Imola. Ricordo il rumore dello schianto, mai sentito prima d’ora, e il casco giallo non dritto ma adagiato su un lato della Williams. Eppoi l’ansia da mancanza di informazioni. Solo qualche signore carpiva qualche notizia da una radiolina o micro TV e ci riferiva tutto. Le prime notizie parlavano di COMA e il mio amico a dire: <dal coma ci si può riprendere ma rimane la lesione cerebrale, quindi Ayrton non sarà più quello che conosciamo>. Interminabili i minuti in cui era stretto dal cordone dei medici, accorsi nell’istante dopo l’impatto. E l’arrivo dell’elicottero, che accendeva la speranza che ancora non lo avevamo perso. Sinceramente poco ricordo della gara che neppure il grave incidente al più grande ha potuto fermare. Da ferrarista speravo nella vittoria di Larini. Poi all’uscita dal circuito due ragazze bionde (brasiliane?) che vagavano con gli occhioni gonfi e le aste delle bandiere brasiliane in spalla, come se fossero a mezz’asta. Se non fosse successo l’incidente il mio amico chiaramente avrebbe provato a attaccare discorso con loro, cosa che i brasiliani tra loro all’estero altroché se fanno. Io invece all’estero con gli italiani proprio non ci voglio parlare. Eppoi l’arrivo a casa con le notizie del telegiornale della sera: non c’è più speranza. Il più amato e odiato avversario degli anni passati non c’è più. Non volevo andasse a finire così la sua carriera e tutto per lui.

Sono passati 30 anni….

Ma anche le nuove generazioni che non ti hanno conosciuto si ispirano a te!

Ci sono piloti di F1 ….poi c’è Ayrton Senna!

By Kuky